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    Treccani Dal vocabolario Treccani
    arte s. f. [lat. ars artis]. – Nell’ambito delle cosiddette teorie del bello o dell’estetica, si tende a dare al termine arte un sign. privilegiato, vario secondo le diverse epoche e i diversi orientamenti critici, per indicare un particolare prodotto culturale, comunem. classificato come pittura, scultura, architettura, musica, poesia, ecc. Nel linguaggio com.: opera d’a.; capolavoro d’a.; a. popolare; a. raffinata; avere sensibilità per l’arte; l’a. per l’a., espressione che risale a V. Cousin (1818), adottata, soprattutto dai poeti della scuola parnassiana in Francia, per designare il principio che l’arte non deve avere altri fini che sé stessa, al di fuori di ogni preoccupazione di carattere morale o utilitaristico. Nell’uso, il termine è più spesso riferito alla pittura, scultura, architettura, cioè alle a. figurative, dette anche a. belle o belle a., a. del disegno, a. del bello visibile (anticam. a. mute), o assol. arte con valore collettivo: critico d’arte; storico dell’a.; intenditore, profano d’arte; amante, amico dell’a.; i maestri dell’a., ecc.; storia dell’a., lo studio storico che ha per oggetto lo svolgimento delle arti figurative, ossia la valutazione estetica delle singole opere e dei singoli maestri, l’identificazione, la classificazione, il succedersi delle varie scuole, la ricostruzione delle singole personalità artistiche e l’apprezzamento storico della loro influenza, l’iconografia, lo sviluppo della tecnica, ecc. Specificando: l’a. del disegno, della pittura, della scultura; a. musiva, del mosaico; a. fittile (ant. a. figulina), che riguarda la lavorazione di vasi e figure in terracotta; l’onor di quell’arte Ch’alluminar chiamata è in Parisi (Dante), cioè l’arte del miniare, la miniatura. Con riguardo alla destinazione, e secondo distinzioni meramente classificatorie o estrinseche: a. sacra, destinata alla creazione o all’abbellimento di oggetti o edifici sacri; a. maggiori, pittura, scultura, architettura; a. minori, oreficeria, ceramica, decorazione, ecc.; a. decorativa, espressione diffusa nel sec. 19°, dopo le esposizioni di oggetti d’arredamento di Londra (1851) e Parigi (1867, 1889), per indicare quelle attività e quei prodotti che, anche rivalutando tecniche artigiane, intendevano conferire validità artistica a oggetti di uso comune (è detta anche a. applicata); a. industriale, espressione (che ricalca quella ingl. industrial art, coniata intorno alla metà del 19° sec.) con la quale sono stati impropriamente definiti oggetti cui si riconosce un valore estetico pur essendo prodotti con sistemi industriali: è stata anche usata come sinon. improprio di a. applicata, rinviando quindi al concetto, oggi superato, di arti minori; a. povera, con due diverse accezioni (v. povero). In senso ampio, istituto d’arte, scuola d’arte, denominazioni di istituti scolastici che hanno lo scopo d’istruire ed esercitare i giovani nel lavoro artistico, fornendoli della cultura e della capacità tecnica necessarie. b. In senso concr., le opere create dall’arte: mostra d’arte dell’800; spec. con riguardo allo stile: a. classica, a. bizantina, a. barocca, a. decadente; o al modo con cui l’artista si esprime: a. originale, a. convenzionale, di maniera, a. semplice, ecc. Anche, il complesso delle qualità proprie di un artista, quali si rivelano attraverso le sue opere caratterizzandole e distinguendole dalle opere di altri artisti: l’a. di Giotto, di Michelangelo, di Picasso, ecc.

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    Treccani Dal vocabolario Treccani
    arte s. f. [lat. ars artis]. – Nell’ambito delle cosiddette teorie del bello o dell’estetica, si tende a dare al termine arte un sign. privilegiato, vario secondo le diverse epoche e i diversi orientamenti critici, per indicare un particolare prodotto culturale, comunem. classificato come pittura, scultura, architettura, musica, poesia, ecc. Nel linguaggio com.: opera d’a.; capolavoro d’a.; a. popolare; a. raffinata; avere sensibilità per l’arte; l’a. per l’a., espressione che risale a V. Cousin (1818), adottata, soprattutto dai poeti della scuola parnassiana in Francia, per designare il principio che l’arte non deve avere altri fini che sé stessa, al di fuori di ogni preoccupazione di carattere morale o utilitaristico. Nell’uso, il termine è più spesso riferito alla pittura, scultura, architettura, cioè alle a. figurative, dette anche a. belle o belle a., a. del disegno, a. del bello visibile (anticam. a. mute), o assol. arte con valore collettivo: critico d’arte; storico dell’a.; intenditore, profano d’arte; amante, amico dell’a.; i maestri dell’a., ecc.; storia dell’a., lo studio storico che ha per oggetto lo svolgimento delle arti figurative, ossia la valutazione estetica delle singole opere e dei singoli maestri, l’identificazione, la classificazione, il succedersi delle varie scuole, la ricostruzione delle singole personalità artistiche e l’apprezzamento storico della loro influenza, l’iconografia, lo sviluppo della tecnica, ecc. Specificando: l’a. del disegno, della pittura, della scultura; a. musiva, del mosaico; a. fittile (ant. a. figulina), che riguarda la lavorazione di vasi e figure in terracotta; l’onor di quell’arte Ch’alluminar chiamata è in Parisi (Dante), cioè l’arte del miniare, la miniatura. Con riguardo alla destinazione, e secondo distinzioni meramente classificatorie o estrinseche: a. sacra, destinata alla creazione o all’abbellimento di oggetti o edifici sacri; a. maggiori, pittura, scultura, architettura; a. minori, oreficeria, ceramica, decorazione, ecc.; a. decorativa, espressione diffusa nel sec. 19°, dopo le esposizioni di oggetti d’arredamento di Londra (1851) e Parigi (1867, 1889), per indicare quelle attività e quei prodotti che, anche rivalutando tecniche artigiane, intendevano conferire validità artistica a oggetti di uso comune (è detta anche a. applicata); a. industriale, espressione (che ricalca quella ingl. industrial art, coniata intorno alla metà del 19° sec.) con la quale sono stati impropriamente definiti oggetti cui si riconosce un valore estetico pur essendo prodotti con sistemi industriali: è stata anche usata come sinon. improprio di a. applicata, rinviando quindi al concetto, oggi superato, di arti minori; a. povera, con due diverse accezioni (v. povero). In senso ampio, istituto d’arte, scuola d’arte, denominazioni di istituti scolastici che hanno lo scopo d’istruire ed esercitare i giovani nel lavoro artistico, fornendoli della cultura e della capacità tecnica necessarie. b. In senso concr., le opere create dall’arte: mostra d’arte dell’800; spec. con riguardo allo stile: a. classica, a. bizantina, a. barocca, a. decadente; o al modo con cui l’artista si esprime: a. originale, a. convenzionale, di maniera, a. semplice, ecc. Anche, il complesso delle qualità proprie di un artista, quali si rivelano attraverso le sue opere caratterizzandole e distinguendole dalle opere di altri artisti: l’a. di Giotto, di Michelangelo, di Picasso, ecc.
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