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    Danese Milano

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    Dal vocabolario Treccani
    designdi∫àin› s. ingl. [propr. «disegno, progetto», dal fr. dessein, che a sua volta è dall’ital. disegno] (pl. designs ‹di∫àin∫›), usato in ital. al masch. – Nella produzione industriale, progettazione (detta più precisamente industrial design ‹indḁ′striël ...›) che mira a conciliare i requisiti tecnici, funzionali ed economici degli oggetti prodotti in serie, così che la forma che ne risulta è la sintesi di tale attività progettuale; quando la forma dell’oggetto viene elaborata indipendentemente dalla progettazione vera e propria, si parla più propriam. di styling design ‹stàiliṅ ...›. Con riferimento ad altri settori di operatività: graphic d., la ricerca creativa e la progettazione di libri, di stampati pubblicitarî; town d., la progettazione (generalmente a opera di un architetto) mirante a dare ordine e forma a parti di città, ad attrezzature collettive, a parchi pubblici; visual d., la progettazione d’immagini per l’informazione visiva: cartelli, simboli, segnali; web d., l’ideazione e la progettazione di siti Internet.
    Treccani Dal vocabolario Treccani
    designdi∫àin› s. ingl. [propr. «disegno, progetto», dal fr. dessein, che a sua volta è dall’ital. disegno] (pl. designs ‹di∫àin∫›), usato in ital. al masch. – Nella produzione industriale, progettazione (detta più precisamente industrial design ‹indḁ′striël ...›) che mira a conciliare i requisiti tecnici, funzionali ed economici degli oggetti prodotti in serie, così che la forma che ne risulta è la sintesi di tale attività progettuale; quando la forma dell’oggetto viene elaborata indipendentemente dalla progettazione vera e propria, si parla più propriam. di styling design ‹stàiliṅ ...›. Con riferimento ad altri settori di operatività: graphic d., la ricerca creativa e la progettazione di libri, di stampati pubblicitarî; town d., la progettazione (generalmente a opera di un architetto) mirante a dare ordine e forma a parti di città, ad attrezzature collettive, a parchi pubblici; visual d., la progettazione d’immagini per l’informazione visiva: cartelli, simboli, segnali; web d., l’ideazione e la progettazione di siti Internet.
    Raccontare la storia di Danese Milano vuol dire narrare la storia del design italiano, in un percorso iniziato nel 1957 che, ancora oggi, si contraddistingue per la creazione di prodotti dal carattere forte e innovativo, in cui la qualità dei materiali e la collaborazione con i più grandi nomi della storia dell’arte, dell’artigianato e del design internazionale sono ancora i valori fondamentali sui quali si posa l’azienda.

    Nata dall’incontro tra Bruno Danese e Jacqueline Vodoz, con una presenza iniziale di Franco Meneguzzo, Danese Milano si proietta sin da subito verso progetti che potessero combinare elementi culturali e industriali, con l’intuizione geniale che l’arte potesse uscire dai luoghi a essa strettamente deputati ed entrare a far parte della vita di tutti i giorni. La prima fase dell’azienda sul mercato fino al 1969 è legata a due capisaldi della sua produzione, quali Enzo Mari e Bruno Munari, che immaginano oggetti di design che possano arredare con stile l’ambiente domestico o quello professionale: tra le iconiche creazioni di questi anni i calendari perpetui Formosa (1963) e Timor (1976) di Mari o il set da scrivania Canarie (1958) e la Lampada esagonale (1959) di Munari.

    Negli Anni Settanta, con l’avvento di Angelo Mangiarotti, Danese Milano si apre a un’espansione commerciale a livello internazionale, partecipando a fiere e mostre itineranti in cui i prodotti vengono presentati come vere e proprie opere d’arte dal carattere creativo ed esuberante. Attraversati i delicati Anni Ottanta con la presenza cardine di Achille Castiglioni è alla fine degli Anni Novanta, con l’arrivo alla direzione di Carlotta De Bevilacqua che l’azienda attraversa una fase di accelerazione. Questo periodo vede una grande apertura verso il tema della sostenibilità ambientale e a grandi nomi del design internazionale, considerati necessari per una contaminazione e una crescita della storica produzione di Danese Milano. L’azienda diventa un terreno incontro fra personalità diverse dalla creatività innovativa e versatile, come James Irvine, Paolo Rizzato, Marco Ferreri e nuove voci come Francisco Gomez Paz e Naoto Fukasawa. La missione di creare prodotti per la casa o per il proprio ambiente di lavoro, che siano caratterizzati da un carattere forte che sappia riflettere i gusti contemporanei, è un monito che Danese Milano porta avanti da oltre cinquant’anni.

    Ancora oggi trova declinazioni sempre nuove, in un’empatia sempre viva fra i prodotti che hanno fatto la storia di questa realtà del calibro internazionale e ciò che quest’ultima può ancora creare nel presente sotto la direzione artistica di Giulio Iacchetti, con una produzione trasversale tra passato e presente che guardi sempre al futuro.
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