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    Il Teatro di Seneca, ms. C.F. 2.5 della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli

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    Treccani presenta la riproduzione in facsimile del manoscritto C.F. 2.5, custodito presso la Biblioteca Oratoriana dei Girolamini di Napoli, composto da 458 pagine e risalente alla seconda metà del XIV secolo. Questo prezioso manoscritto trecentesco miniato dal ‘maestro del Seneca dei Girolamini’, tra i più rappresentativi e abili miniatori dell’età angioina, contiene ‘Il Teatro’ (le Tragedie) di Seneca, un’opera che ha influenzato per secoli il teatro europeo, lasciando tracce evidenti in Shakespeare e in Racine, e che grandi registi contemporanei (da Artaud a Peter Brook a Ronconi) hanno messo in scena. Il manoscritto è tra i più preziosi volumi contenuti nella splendida Biblioteca Oratoriana dei Girolamini, la più antica biblioteca partenopea, allocata nello strepitoso complesso monumentale che i padri filippini fecero edificare a Napoli.

    La biblioteca è stata, negli ultimi anni, dolorosamente vittima di una serie di criminose razzie ed è attualmente in fase di restauro: quest’opera vuole, dunque, essere un omaggio a questa prestigiosa istituzione e, al contempo, un forte richiamo all’esigenza di tutelare e valorizzare lo straordinario patrimonio librario custodito nelle più antiche e illustri biblioteche del nostro Paese.

    Questo codice riprodotto da Treccani è un’opera di eccezionale valore artistico per la presenza di un apparato decorativo e illustrativo di singolare ricchezza: sfogliando le pagine del manoscritto, e dunque del facsimile, osservando le miniature tabellari disposte lungo i margini, il lettore resta abbagliato dalla luminosità dell’oro, catturato dal fascino dei fondali azzurri, e incantato dalla ricercatezza degli ornamenti e dei fregi. Un eccezionale impatto visivo ed emotivo suscitano nel lettore alcuni miti che Seneca ricorda nelle sue tragedie e che il miniatore raffigura accuratamente, come la discesa di Ercole nell’Ade e la cattura di Cerbero, o come la struggente storia di Orfeo ed Euridice.

    L’illustrazione, infatti, fornisce una completa visualizzazione degli eventi narrati, con attenzione ai particolari più minuti del testo, secondo la tendenza caratteristica della miniatura napoletana trecentesca: l’esasperazione drammatica e l’efficacia descrittiva degli episodi illustrati restituiscono al lettore la ricchezza e il fascino del racconto senecano, in una sinergia tra testo e immagine che costituisce l’eredità più feconda e significativa dell’arte della miniatura e della cultura libraria del Medioevo europeo. Ugualmente importante è il testo classico riprodotto nel codice: considerato dalla critica «il laboratorio di quella che oggi potremmo definire l’indagine dell’inconscio» (Renato Badalì), il teatro tragico è l’ambito nel quale lo scavo introspettivo caratteristico di tutti gli scritti del filosofo si esprime nel modo più incisivo e memorabile.

    È ben noto come le tragedie di Seneca abbiano esercitato ampia e profonda influenza sul teatro, tra gli altri, di Ibsen, Strindberg e Pirandello. Meno scontato, ma forse ancor più importante, è il fatto che nelle opere senecane si manifesti per la prima volta quella profondità di introspezione psicologica che più tardi informerà gli scritti di sant’Agostino, di Petrarca, di Montaigne, di Proust, rivelandosi come uno degli aspetti più caratteristici e uno dei tesori più preziosi della civiltà letteraria e filosofica – ma anche della spiritualità – europea. La splendida veste artistica di questo codice può essere, dunque, anche un’occasione per riscoprire e rileggere uno dei testi capitali della nostra cultura. Per cogliere pienamente il significato e la bellezza di questo manoscritto, il lettore è accompagnato da un commentario, di oltre 100 pagine, con saggi di Alma Serena Lucianelli, Marco Cursi, Carla Maria Monti, Alessandra Perriccioli Saggese e 32 tavole a colori fuori testo.

    Il facsimile è stampato a quattro colori più sovrastampe per bianchi opachi, oro flessografico, oro in pasta e oro in lamina su carta pergamenata Luxor delle Cartiere Fedrigoni. La legatura e la cucitura sono realizzate a mano. La copertina e i capitelli sono in piena pelle rossa; labbro, fregi e incisioni in oro sui due piatti e sul dorso della copertina. L’opera è contenuta in un cofanetto in metacrilato trasparente. La tiratura è di 290 copie numerate a mano più 10 esemplari fuori numerazione.