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    La Bibbia del Cavallini

    Treccani presenta la riproduzione in facsimile di una delle più belle Bibbie mai realizzate nella storia, miniata in oro da Pietro Cavallini: il manoscritto Civ. A. 72 conservato presso le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania. Questo capolavoro della miniatura italiana, prodotto nel Medioevo, rappresenta uno dei più importanti manoscritti contenenti le Sacre Scritture. La Bibbia cavalliniana miniata in oro, ritenuta una delle cinque più belle al mondo, è stata esposta, fino alla riproduzione facsimilare ad opera di Treccani, soltanto in tre mostre a Roma (1954), Bruxelles (1965) e Catania (1990). Eseguita tra il primo e il secondo decennio del Trecento, venne commissionata dal cardinale Landolfo Brancaccio, che vi è raffigurato in ginocchio accanto alla Crocifissione di Cristo a f. 4v, in apertura del Libro della Genesi. Il cardinale era membro dell’importante famiglia napoletana dei Brancaccio, che ebbe stretti rapporti con i re angioini di Napoli. Lo stemma araldico della famiglia compare con risalto nella pagina incipit dei Vangeli, dove si trova una spettacolare raffigurazione dell’Albero di Jesse.

    Il manoscritto di Catania è decorato con oltre 100 miniature istoriate e figurate, 167 iniziali ornate – quasi tutte con foglia d’oro – e oltre 270 calligrafiche; un corredo illustrativo, dunque, assai ricco e di altissima qualità esecutiva e di materiali. Il codice in folio si compone di 440 carte (Vecchio e Nuovo Testamento, con le Epistole a Prologhi di San Girolamo), di accurata scrittura gotica, con i titoli rubricati e decorata con iniziali istoriate e con fregi marginali costituiti da steli che fanno da cornice al racconto biblico, adorno di figurine umane e grottesche, spesso racchiuse in medaglioni.

    Le lettere istoriate sono iscritte in pannelli azzurri o aurei, spesso ripartiti in rombi rossi e azzurri, entro i quali sono iscritte crocette bianche. La Bibbia riprodotta in facsimile da Treccani prende il nome, come si diceva, dal grande maestro romano Pietro Cavallini (Petrus Caballinus de Cerronibus), mosaicista e pittore insigne, attivo principalmente a Roma (è suo il monumentale affresco del Giudizio universale in Santa Cecilia in Trastevere) e a Napoli tra l’ultimo quarto del Duecento e il primo decennio del Trecento. Come ha più volte osservato Alessandro Tomei – massimo esperto del Cavallini e autore del saggio storico-stilistico sulla Bibbia di Catania contenuto nel commentario che accompagna il facsimile –, il contributo di questo artista alla storia dell’arte va ben oltre la ormai superata lettura vasariana che vedeva in Giotto il maestro e in Cavallini l’allievo (a dispetto della maggiore anzianità del secondo rispetto al primo).
    L’analisi codicologica del manoscritto in folio è, invece, affidata a Gianluca M. Millesoli, esperto in paleografia del libro liturgico. Il commentario è arricchito, inoltre, dai contributi di Carlo M. Ossola – sulla Bibbia come ‘Libro dei libri’ – e di Rita Angela Carbonaro – sulla storia delle Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” di Catania. Il volume di commentario, di oltre 130 pagine, contiene altresì 58 tavole a colori fuori testo. È, infine, importante ricordare che ben il 48% dell’intero patrimonio nazionale si trova nel Mezzogiorno, sebbene tale ricchezza stenti ad avere visibilità e rischi di non essere adeguatamente tutelata. La sfida di Treccani, nel riprodurre in facsimile un codice di tale importanza e inestimabile valore, è infatti quella di proporre nuovi modi e nuove idee per far sì che tesori quali la Bibbia del Cavallini possano essere tramandati alle future generazioni e trovino una più ampia diffusione anche al di fuori della cerchia degli specialisti.
    Il facsimile è stampato a quattro colori con tecnica wide-color space Bigamut, applicazione di lamina di colore oro, ripasso in macchina per colori speciali (bianchi, lavorazioni e patina sugli ori, opacizzanti) su carta pergamenata Luxor delle Cartiere Fedrigoni. La piegatura e la cucitura sono realizzate a mano, con capitello bicolore cucito a mano sul blocco libro.

    La copertina è in velluto rosso di cotone; sul piatto anteriore, gli angoli e il centrale sono il risultato di fusioni in bronzo placcato in oro con patinatura sfumata completamente a mano; nel centrale è incastonato in metallo anticato un lapislazzuli; nel piatto posteriore si ripete il motivo degli angolari. Il facsimile e il commentario sono contenuti in un cofanetto a conchiglia ricoperto in seta, con interni in velluto e vano per il commentario, rilegato in carta pergamenata con stampa in oro sul piatto di copertina. La tiratura è di 699 copie numerate a mano più 10 esemplari fuori numerazione.