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    Trittico, Enzo Cucchi
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    Trittico, Enzo Cucchi

    Litografie stampate a mano con torchio litografico Eugene Brisset

    Litografie stampate a mano con torchio litografico Eugene Brisset

    L’opera di Enzo Cucchi, uno dei protagonisti della transavanguardia, nasce da una rilettura del pensiero di Leibniz, che riapre l’eterna questione dell’esistenza, del suo principio e della sua fine, è un lavoro di grande potenza evocativa costituito da tre elementi semisferici. Questi ultimi rievocano simbolicamente una realtà arcaica ed essenziale, contaminata da motivi fiabeschi, ognuno dei quali ruota intorno all’immagine del gatto. I colori dominanti, anch’essi carichi di implicazioni metaforiche, sono il nero, il rosso e l’avorio. Gli animali di Cucchi, come il gatto, richiamano il mondo della magia e della notte, del mito e dell’immaginazione, simboli della memoria collettiva degli uomini. Con il loro fascino inquietante e la loro presenza ricorrente, eppure imprevedibile, catturano lo sguardo dello spettatore, invitandolo a interrogarsi sul mistero delle origini.


    2013, Tre litografie disegnate su pietra da Enzo Cucchi, Stampate a mano con il torchio a stella Eugene Brisset su carta japon “Bunko-shi” da 71gr. al mq. dai fratelli Bulla, Roma. 118,5x70,5x11 cm, Il legno, parte integrante della grande installazione scultorea, intagliato a mano e in seguLe litografie sono state applicate a delle sezioni sferiche di cellulosa preparate a mano da Paride Piselli, Roma.


      Pittore italiano (n. Morro d'Alba 1949). Si formò da autodidatta dedicandosi alla pittura e alla poesia. Dalla metà degli anni Settanta, trasferitosi a Roma, dopo una ricerca orientata verso il concettualismo, espressa in varie installazioni, si è rivolto alla pittura, lavorando a stretto contatto con S. Chia e F. Clemente. Con loro e con N. De Maria e M. Paladino è divenuto uno dei protagonisti della transavanguardia, elaborando un linguaggio di matrice neoespressionista che progressivamente si è arricchito di un vocabolario figurativo e simbolico ricorrente. Nelle sue opere, che tendono sempre più a una scala monumentale, C. ha utilizzato materiali diversi (metallo, legno, terracotta, neon), dislocati nello spazio espositivo o inseriti nel quadro. Autore di sculture destinate all'aperto, C. ha anche realizzato (1992-94) la decorazione della Cappella di S. Maria degli Angeli al Monte Tamaro in Canton Ticino (progetto di M. Botta) e il sipario del Teatro La Fenice di Senigallia (1996). La sua opera è stata esposta in importanti rassegne periodiche (Biennale di Venezia, 1980, 1988, 1993, 1997

      Documenta di Kassel, 1982, 1987

      Biennale di San Paolo, 1985) e in numerose personali (1993, Castello di Rivoli

      1995, Milano, Palazzo Reale

      1997, Ancona, Mole Vanvitelliana

      1998, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna

      2000, Napoli, Museo nazionale di Capodimonte

      2002, Genazzano, Castello Colonna

      2005, Milano, Galleria Antonia Jannone

      2007, Venezia, retrospettiva (1977-2006) al Museo Correr, e Bergamo, mostra (Sculptures) alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea)

      2012, spazio espositivo al Marca di Catanzaro

      2013, Roma, mostra alla Galleria Valentina Bonomo

      2017, Chiasso, Spazio Officina.