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    UTOPIA Marcello Maloberti - Àmen
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    UTOPIA Marcello Maloberti - Àmen

    Poster d’artista

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    Poster d’artista

    Àmen, tramite lo sposalizio di fotografia e pittura, rievoca l’opera Trionfo dell’Aurora, concepita da Maloberti nel 2018. Non si tratta di un citazionismo inerte, anzi, il suo fine sembra quello di colpire – o di scandalizzare – la sensibilità del pubblico, che spesso funge da medium privilegiato, anzi, “da corpo”, dell’artista. La formula liturgica per eccellenza intitola una sorta di pièce teatrale. Infatti, sembra di spiare da un sipario un ragazzo che ritaglia “la pittura bianca dell’Occidente”, solita a ornare palazzi quattrocenteschi o cupole barocche. I frammenti, decontestualizzati e capovolti, restituiscono, come scrive Maloberti, “una vertigine di nomi: Dosso Dossi e il silenzio delle farfalle; il Bronzino, il pittore degli sguardi obliqui; Raffaello, che dipinse il vento che muove i capelli; il blu del Veronese, come lo zaffiro dei cieli; Pontormo e i suoi angeli, insieme divini e diavoli; Savoldo e la luna argentea del manto della Maddalena; l’eleganza egoista di Rosso Fiorentino; Correggio, io e Giove; Giorgione con Ecce Homo e così all’infinito”.


    2022, Stampa offset su carta 170gr,
    50 x 70 cm,
    100 esemplari, numerati e firmati dall'artista
    L’opera viene venduta senza cornice.


      Marcello Maloberti è docente di Arti Visive alla Nuova Accademia Belle Arti NABA di Milano. Nato a Codogno (Lodi) nel 1966, vive e lavora nel capoluogo lombardo. Attraverso linguaggi differenti, quali il collage, la performance, il video, la fotografia, esplora la relazione tra arte e vita, svelando le piaghe della realtà quotidiana e adottando un approccio surrealista, capace di mettere in scena l’alienazione, che, provocata dai “miti della società dei consumi”, definiti tali da Jean Baudrillard, colpisce l’uomo comune. La sua ricerca, in equilibrio tra il culto del mancante e l’amore per l’incompiuto, svolta tramite azioni realizzate in spazi pubblici e privati, si nutre dell’interazione con il pubblico che, sovente, oltre ad essere fruitore, si fa protagonista dell’opera stessa, divenendo una sorta di medium prediletto per comunicare la precarietà dell’esistere — o meglio, del sopravvivere — oggi. Inoltre, l’elemento performativo, caratterizzato da una sensibilità teatrale, quasi barocca, si eleva a filo conduttore della pratica artistica, attraversata da costanti rimandi a maestri del passato. Quello di Marcello Maloberti non è però un citazionismo inerte, lo dimostra Sbandata, personale curata da Pierre Bal-Blanc e tenutasi nel 2018 presso la Galleria Raffaella Cortese a Milano, con la quale l’artista ha sovente collaborato. Per quell’occasione, le opere hanno perso la loro aura, i cicli di antiche cupole sono stati desacralizzati, trasferiti su pavimenti spogli, e cieli diafani illuminati da luci industriali. Il pubblico poteva calpestare reperti classici, evocati dai ritagli dei soffitti affrescati da Veronese e Tiepolo, iconografie celebri, manipolate ironicamente, vengono così decontestualizzate e sovvertite — o, letteralmente — capovolte. Tra le personali più recenti, si ricordano: Das Publikum ist Mein Körper, Museum Kestner Gesellschaft, Hannover (2020), Blitz, MACRO, Roma (2012), Die Schmetterlinge essen die Bananen, Generali Foundation, Vienna (2010), Raptus, GAMeC, Bergamo (2009). Inoltre, numerose istituzioni, italiane e internazionali, quali Musei in Bolzano, Frankfurter Kunstverein, Collection Lambert, Avignone, De Appel, Amsterdam, Padiglione d'Arte Contemporanea, Milano, Galleria d'Arte Moderna, Bologna, Centro Luigi Pecci, Prato, hanno ospitato le sue opere. Il nome di Maloberti è apparso tra gli artisti presenti al Padiglione Italia della 55esima Biennale di Venezia (2013), a Manifesta 12 (2018), e alla Biennale di Pune in India (2017). Infine, ha realizzato interventi performativi per Copenhagen Art Festival (2012), CAC Brétigny, Parigi (2011), Performa, New York (2009).


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